Desideri

Ride.

Rilassati.

Perdona.

Chiede aiuto.

Fa’ un favore.

Delega compiti.

Fa’ una camminata.

Dipinge un quadro.

Vai a correre.

Sorride  tuo figlio.

Permettiti di brillare. Guarda foto vecchie.

Legge un buon libro. Canta nella doccia.

Ascolto ad un amico. Accetta un complimento.

Aiuto ad un anziano. Mantiene le tue promesse.

Finisce un progetto desiderato.

Sorride un’altra volta. Ascolta la natura.

Mostra la tua felicità. Scrive nel tuo diario.

Trattati come un amico. Permettiti di sbagliarti.

 

Fa’ un Album familiare. Dati un bagno prolungato.

Per oggi non ti preoccupare. Lascia che qualcuno ti aiuti.

Guarda un fiore con attenzione. Perde un po’ di tempo.

Spegne il televisore e parlata. Ascolta la tua musica preferita.

Impara qualcosa che desiderasti sempre.

Fiamma ai tuoi amici per telefono. Fa’ un piccolo cambiamento nella tua vita.

Fa’ una lista delle cose che fai bene. Fa’ l’amore molte volte.

Chiude gli occhi ed immagina le onde della spiaggia. Fa’ sentire benvenuto a qualcuno.

Di’ alle persone amate quanto li vuoi.

Da’ un nome ad una stella.

Sai che non questi sole @.

Pensa a quello che hai.

Fatti un regalo.

Pianifica un viaggio.

Respira profondo.

Che abbia un giorno pieno di cose buone!

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Sogno dorato del sole

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Una carezza al vento e si calma.

 Una manata al mare e si  tace.

 Un sorriso al sole ed appare.

Uno sguardo alla luna e si addormenta.

Un sospiro al fiore che scelga.

Un desiderio al colore che dica.

Un sospiro all’aroma e profuma.

Una canzone di amore e fiorisce. 

La sensazione di toccare quella magia che esiste nel cielo.

La libertà di potere volare a dove ho voglia senza fretta e senza paure.

 

Sogno dorato del sole.

Sei strada per i miei passi

culla di oro per i miei sogni.

Rosa da lontano per la dimenticanza.

Sublimi forma di dare vita ai miei anni.

Grido che suona fino a nei miei occhi.

Forza che schiaccia vita nel mio petto.

Ombra che alleva la mia notte ed il mio giorno.

 

Campi di brezza di pace dove vivono facendo. 

Sogno dorato del sole.


Canzone Abel Pintos.



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Il cielo

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-Da qui si doveva cominciare: il cielo.
Finestra senza davanzale, telaio, vetri.
Un’apertura e nulla più,
ma spalancata.

Non devo attendere una notte serena,
né alzare la testa,
per osservare il cielo.
L’ho dietro a me, sottomano e sulle palpebre.
Il cielo mi avvolge ermeticamente
e mi solleva dal basso.

Perfino le montagne più alte
non sono più vicine al cielo
delle valli più profonde.
In nessun luogo ce n’è più
che in un altro.
La nuvola è schiacciata dal cielo
inesorabilmente come la tomba.
La talpa è al settimo cielo
come il gufo che scuote le ali.
La cosa che cade in un abisso
cade da cielo a cielo.

Friabili, fluenti, rocciosi,
infuocati e aerei,
distese di cielo, briciole di cielo,
folate e cumuli di cielo.
Il cielo è onnipresente
perfino nel buio sotto la pelle.

Mangio cielo, evacuo cielo.
Sono una trappola in trappola,
un abitante abitato,
un abbraccio abbracciato,
una domanda in risposta a una domanda.

La divisione in cielo e terra
non è il modo appropriato
di pensare a questa totalità.
Permette solo di sopravvivere
a un indirizzo più esatto,
più facile da trovare,
se dovessero cercarmi.
Miei segni particolari:
incanto e disperazione.


Wisława Szymborska 

Vai, vai…

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Vai, vai  vola, fatti un’ape,

 Nel giardino fioriscono papaveri,

Ed il nettare fine colma le corolle;

Domani la tua anima sarà vecchia.

 

Cammina, sciolta a volare, fatti colomba,

 Percorre il bosco e becca dei  grani,

Mangia briciole nelle distinte mani

La polpa morde di fragrante pallina deodorante.

 

Vai, vai a volare, sei rondine,

Cerca la spiaggia dei soli di oro…


Alfonsina Storni



 

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Ode al Presente

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Questo 
presente
liscio 
come una tavola,
fresco,
quest’ora,
questo giorno
terso
come una coppa nuova
– del passato
non c’è una sola
ragnatela –
tocchiamo
con le dita
il presente,
ne scolpiamo 
il profilo,
ne guidiamo
il germe,
è vivente,
vivo,
non ha nulla
dell’ieri irrimediabile,
del passato perduto,
è nostra
creatura,
sta crescendo
in questo 
momento, sta trasportando
sabbia, sta mangiando
nelle nostre mani,
prendilo,
non lasciarlo scivolare,
che non sfumi in sogni
o in parole,
afferralo,
trattienilo
e dagli ordini
finché non ti obbedisca,
fanne strada,
campana,
macchina,
bacio, libro,
carezza,
taglia la sua deliziosa
fragranza di legname
e con essa
fatti una sedia,
intrecciane
lo schienale,
provala,
o anche
una scala!

Sì,
una scala,
sali
nel presente.
gradino 
dopo gradino,
fermi
i piedi sopra il legno
del presente,
verso l’alto,
verso l’alto,
non molto in alto,
soltanto
fin dove tu possa
riparare 
le grondaie
del tetto,
non molto in alto,
non andartene in cielo,
raggiungi
le mele,
non le nuvole,
quelle
lasciale
andare per il cielo, andare
verso il passato.
Tu
sei
il tuo presente,
la tua mela:
prendila
dal tuo albero,
innalzala
nella tua
mano,
brilla
come una stella,
toccala,
addentala e incamminati
fischiettando per strada.


Pablo Neruda

 


Ci sarà un luogo…

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Ci sarà un luogo dove non avremo

 bisogno di parole

dove i nostri occhi

le nostre oreccie

i nostri sensi

potranno guardare

ascoltare

sentire

 

ci sarà un luogo

dove non avremo

bisogno di pregare

e sole e luna saremo

e fuoco e acqua ritorneremo

e aria e terra respireremo

 

ci sarà un luogo

dove non avremo

bisogno di cercare

dove l’anima

nuda e felice danzerà

sulle ali d’oro della libertà.

 

 

Argia di Donato

 (trovato sul web)

 

Come farti capire…

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Come farti capire che c’è sempre tempo?
Che uno deve solo cercarlo e darselo,
Che nessuno stabilisce norme salvo la vita,
Che la vita senza certe norme perde forma,
Che la forma non si perde con l’aprirci,
Che aprirci non è amare indiscriminatamente,
Che non è proibito amare,
Che si può anche odiare,
Che l’odio e l’amore sono affetti,
Che l’aggressione è perché sì ferisce molto,
Che le ferite si rimarginano,
Che le porte non devono chiudersi,
Che la maggiore porta è l’affetto,
Che gli affetti ci definiscono,
Che definirsi non è remare contro corrente,
Che non quanto più forte si fa il segno più lo si scorge,
Che cercare un equilibrio non implica essere tiepido,
Che negare parole implica aprire distanze,
Che trovarsi è molto bello,
Che il sesso fa parte del bello della vita,
Che la vita parte dal sesso,
Che il “perché” dei bambini ha un perché,
Che voler sapere di qualcuno non è solo curiosità,
Che volere sapere tutto di tutti è curiosità malsana,
Che non c’è nulla di meglio che ringraziare,
Che l’autodeterminazione non è fare le cose da solo,
Che nessuno vuole essere solo,
Che per non essere solo devi dare,
Che per dare dovemmo prima ricevere,
Che affinché ci dìano bisogna sapere anche come chiedere,
Che sapere chiedere non è regalarsi,
Che regalarsi è, in definitiva, non amarsi,
Che affinché ci vogliano dobbiamo dimostrare che cosa siamo,
Che affinché qualcuno “sia” bisogna aiutarlo,
Che aiutare è potere incoraggiare ed appoggiare,
Che adulare non è aiutare,
Che adulare è tanto pernicioso come girare la faccia,
Che faccia a faccia le cose sono oneste,
Che nessuno è onesto perché non ruba,
Che quello che ruba non è ladro per suo piacere,
Che quando non c’è piacere nelle cose non si sta vivendo,
Che non ci si deve dimenticare che esiste la morte,
Che si può essere morto in vita,
Che si sente col corpo e la mente,
Che si ascolta con le orecchie,
Che costa essere sensibile e non ferirsi,
Che ferirsi non è dissanguarsi,
Che alziamo muri per non essere feriti,
Che chi semina muri non raccoglie niente,
Che quasi tutti siamo muratori di muri,
Che sarebbe meglio costruire ponti,
Che su di essi si va all’altro lato e si torna anche,
Che ritornare non implica retrocedere,
Che retrocedere può essere anche avanzare,
Che non per il molto portarsi avanti si leva prima il sole,
Come farti sapere che nessuno stabilisce norme salvo la vita?
Come farti sapere che c’è sempre tempo?

Mario Benedetti


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La luna

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Dice la storia che un tempo passato,
quello in cui succedevan tante cose,
reali, immaginarie o fantasiose,
un uomo concepì uno sterminato

progetto; scriver tutto l’universo
in un libro e riempì con slancio un fitto,
eccelso, immenso ed arduo manoscritto,
e limò e declamò l’ultimo verso.

Stava per render grazie alla fortuna,
ma, alzando gli occhi, un bel disco d’argento
vide nel cielo e rimase sgomento:
s’era dimenticato della luna.

La storia, anche se falsa, è ben ordita
per dimostrare quale maleficio
grava su noi che usiamo, per ufficio,
trasmutare in parole questa vita.

Si perde sempre l’essenziale. E’ una
legge d’ogni parola, sopra il nume.
Non l’elude il mio scritto, che riassume
una lunga esperienza con la luna.

Chi sa? La vidi prima nell’antico
cielo anteriore, ch’è nella dottrina
del greco, o, nella sera che declina,
sopra il cortil, fra la cisterna e il fico?

Come si sa, questa vita consente
fra l’altre cose, a tratti, anche dei bei
momenti; e certe sere, sì, io e lei
ti contemplammo, o luna compiacente.

Più che la luna della notte, vedo
quella del verso; come la stregata
Dragon moon, che dà orrore alla ballata,
e quella sanguinante di Quevedo.

D’una luna di sangue ebbe a parlare
Giovanni nel suo libro, di feroci
prodigi pieno e di giubili atroci;
ma vi son lune d’argento, più chiare.

Pitagora col sangue (narra una
leggenda) su uno specchio un dì scriveva
e il riflesso di questo si leggeva
dentro quell’altro specchio ch’è la luna.

V’è una selva di ferro ove dimora
il lupo boreale, la cui sorte
strana è abbatter la luna e darle morte,
quando arrosserà il mar l’ultima aurora.

Il profetico Nord questo ben sa ;
e sa che tutti i mari e tutti i porti
la nave fatta con l’unghie dei morti
quel terribile giorno infesterà.

A Ginevra, a Zurigo, la fortuna
volle un giorno che anch’io fossi poeta;
da allora, come gli altri, ho la segreta
prescrizione di scriver sulla luna.

Con una specie di studiosa pena,
le mie modeste variazioni scrivo;
forse ha usato Lugones (questo è il vivo
mio timore) di già l’ambra o la rena.

D’antico avorio, fumo e del rigore
della neve vi fu più d’una luna
ch’accese già poesie; però nessuna
della tipografia ebbe l’onore.

Pensavo che poeta è quel che, come
faceva il rosso Adamo in paradiso,
impone ad ogni cosa il suo preciso
e vero e proprio e misterioso nome.

Ariosto m’insegnò che la dubbiosa
luna ha in sé i sogni, ha in sé l’irraggiungibile,
il tempo che si spreca, l’impossibile
e il possibile, ch’è la stessa cosa.

Della triforme Diana Apollodoro
mi lasciò intravedere l’ombra magica.
Hugo mi suggerì una falce d’oro,
l’irlandese una nera luna tragica.

E intanto che sondavo la miniera
di quelle lune da mitologia,
lei stava lì, alla svolta della via,
la luna celestiale d’ogni sera.

So che fra tutte le parole, una
ce n’è per ricordarla e figurarla.
Il segreto, per me, sta nell’usarla
con umiltà. Quella parola è: luna.

Non oso più macchiarne ora la pura
parvenza, usando un’immagine vana:
la vedo misteriosa e quotidiana
e al di là della mia letteratura.

So che la luna, la parola “luna”
è un segno che qualcun creato ha
per scriver l’arduo di questa realtà
strana che siamo, ed è multipla ed una.

Un dei segni che all’uomo il caso o il fato,
affinché un giorno (giorno d’agonia
o di gloria esaltante) in grado sia
di scrivere il suo vero nome, ha dato.

 

Jorge Luis Borges



 

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